Lo scorso 27 gennaio, in Polonia è entrata in vigore una legge che rende quasi del tutto vietato l’aborto. Difatti, secondo la nuova legge, una donna può decidere di interrompere una gravidanza soltanto in caso di stupro, incesto o pericolo di vita per la madre. Le parlamentari polacche hanno scritto un manifesto, che ho firmato insieme ad altre parlamentari italiane e che potete leggere qui.

 

 

Noi, donne europee, non rimarremo in silenzio.

Da più di un decennio, in Europa, diverse formazioni politiche alimentano sentimenti xenofobi e intolleranti, mettono in discussione lo Stato di diritto, attentano alle libertà e incrinano la coesione sociale e civile.

In alcuni paesi queste formazioni governano. È il caso della Polonia, dove sono violati i diritti civili e, quotidianamente, è compressa la democrazia a discapito di donne, persone Lgbtqi+, migranti, minoranze, oppositori.

Scriviamo ora questo Manifesto perché, in Polonia, si è deciso di negare alle donne la possibilità di abortire. La nuova legge voluta dal Governo vieta l’interruzione volontaria di gravidanza, salvo in caso di incesto, stupro o pericolo per la vita della madre. Le donne saranno addirittura costrette, quindi, a portare avanti forzatamente gravidanze anche in presenza di feti con anomalie congenite e malformazioni gravissime, per questo esposti a una quasi certa mortalità post partum.

La cinica risposta delle autorità polacche è quella di creare «stanze del pianto» dove le donne possano piangere la loro perdita. Nel 2021, in Polonia, paese membro dell’Unione europea, il governo propone questo piuttosto che fornire un sostegno psicologico o un aiuto per l’educazione di minori con disabilità. Le famiglie di queste bambine e bambini vengono dimenticate e, spesso, vivono in condizioni di povertà.

L’autodeterminazione delle donne è stata di fatto soppressa. Tutto ciò in nome di un presunto dogma religioso diventato, per le autorità politiche polacche, il più importante riferimento, in barba al rispetto dello stesso principio di laicità dello Stato.

Dopo l’approvazione della legge, le donne polacche hanno invaso le strade per protestare pacificamente e rivendicare i loro diritti e la loro libertà. A queste manifestazioni democratiche, le autorità hanno risposto con una repressione attuata anche attraverso abusi da parte delle forze dell’ordine. Gas lacrimogeni, violenza, minacce e arresti hanno segnato gli ultimi mesi della Polonia nell’assordante silenzio dei media governativi, rotto soltanto da voci di condanna verso le donne.

Ora è tempo di agire in modo concreto. Quanto sta accadendo in Polonia riguarda tutte e tutti noi, europee ed europei. Siamo un’Unione di valori, ideali, principî e non solo una comunità di interessi. Proprio questi valori, ideali e principî sono a rischio. E sono i nostri. In particolare di noi europee, sorelle delle polacche.

Per questo tante deputate ed eurodeputate, attraverso l’EFP (European Parliamentary Forum for Sexual and Reproductive Rights), hanno sottoscritto questo manifesto e hanno promosso una mobilitazione per l’8 marzo.

In occasione di questa giornata, vogliamo ribadire che esigiamo in Polonia, come in ogni altro paese, il pieno riconoscimento dei diritti delle donne e della loro libertà: il diritto all’interruzione sicura della gravidanza, all’educazione alla sessualità, alla dignità e al rispetto.

Oggi è in Polonia che i diritti delle donne sono più sotto attacco. Se non ci mobilitiamo, se non ci ribelliamo, domani potrebbe toccare anche ad altri paesi. E questo non possiamo permetterlo.

Manifesto promosso dalle deputate polacche Katarzyna Kotula, Wanda Nowicka e Joanna Scheuring-Wielgus.

 Per l’Italia lo hanno sottoscritto le deputate Laura Boldrini e Lia Quartapelle, Chiara Gribaudo, Maria Edera Spadoni e Simona Suriano e le senatrici Valeria Fedeli, Laura Garavini e Valeria Valente.

 

 

2021-03-08T18:22:50+00:00